NYC Whale 30x40cm

Acrilico, Plastica e Colla su tela

Anno 2018

"NYC Whale": L’arte a New York non è solo uno stile di vita, è linguaggio, è espressione, è comunicazione, è partecipazione ed è una delle capitali artistiche di riferimento per tutto il mondo.

Su “NYC Whale”, il colore favorito dall’artista è il verde e la scelta di rappresentare NYC con la statua della Libertà e la balena che insieme e indistintamente padroneggiano e spiccano fuori dai mitici grattacieli circostanti, figurano nell’insieme la speranza e l’equilibrio, la crescita e la superiorità.

L’artista sullo sfondo fonde un cruciverba come per far trapelare e intrappolare nel quadro un reticolo che riguarda la sua concezione di idea e concetto di grande metropoli nel tempo, enigmatica e nel contempo accessibile, risultando senza dubbio anche sensibile al ritorno nella baia di NYC dei grandi mammiferi.

Volare 60x90cm

Acrilico, Plastica e Colla su tela

Anno 2012 

“Volare”: appartiene alla prima collezione dell’artista ancora esordiente, quando per alcuni anni è stata cittadina di Melbourne in Australia, in grado già di distinguersi e di stupire il collettivo con colori e materia perchè dotata di immaginazione e di idee che applica con solerzia e spontaneità al mondo reale.

“Volare” è un quadro che nell’immediato da allegria, briosità e buonumore, fa sognare e pone la curiosità di sfiorare quei palloncini incollati su lati opposti e ben sistemati, che per antonomasia ricordano le mongolfiere al centro; lo sguardo quindi si appoggia senza distinzione su questi due punti.

I colori di punta sono il giallo e l’arancio, emanano luce, energia, forza e ambizione, ma che racchiudono nel contempo quella parte malinconica e inquieta dell’artista, evidenziata da quelle pedine di numeri che scendono dai alcuni palloncini, come puntualizzare il liberarsi di quelle incertezze e incomprensioni che ha dovuto affrontare nel momento che ha deciso di allontanarsi dall’Italia.

Via via che si guarda il quadro però, si nota il cambiamento che la pittrice vuole marcare con estrosità e con entusiasmo; sceglie quindi uno sfondo magico, fatto di rettagli di nuvole che lei stessa fotografa in Australia per dare la sensazione del volo, della delicatezza, della sensibilità, quasi per abbandonarsi ad un viaggio intorno al cosmo e separarsi da tutta la negatività di cui era stata prigioniera.

Lei, evidente sognatrice e viaggiatrice per fantasia e per realtà, sembra condurre le mongolfiere, tutte unite, ordinate, in fila una dietro l’altra… segnano forse la sua voglia di autonomia, di lasciarsi andare e di “camminare” lontana, senza intralci.

Collezione Animalia 4 soggetti

30x40cm ogni animale

Acrilico, Carta, Plastica e Colla su tela

Anno 2018

"Animalia Collezione": Il Procione, l’Orsetto, la Volpe e il Panda, 4 sono gli animali che fanno parte di una piccola collezione: “Animalia” che l’artista vuole presentare ad un pubblico minore ma non per questo meno accorto ai dettagli e alle emozioni.

Lancia quindi, questa linea di quadri per conquistare anche quella parte sociale, che spesso si annoia ad ammirare un dipinto o percepisce in parte a ciò che può trasmettere un’opera d’arte: i bambini. Fa accrescere, quasi incredibilmente, la sensibilità a desiderare e ad ammirare con simpatia questi animali, sia per il loro musetto buffo, attorniato da un contorno ben delineato e marcato, sia per i loro grandi o piccoli occhi ma ugualmente espressivi ed usa sapientemente colori non del tutto reali, ma molto simili, misura in maniera soft il collage introducendo comunque parte di pop, che la distingue anche in questo caso, quasi a creare un habitat perfetto per ognuno di questi animali, divertente, spiritoso e piacevole; è una linea perfetta per completare ogni arredamento pensato ai bambini.

Marta, artista accorta ai temi attuali e correnti, vuole illustrare in maniera quasi inaspettata il tema degli animali in estinzione, non a caso il grifo del Panda sembra avvinghiato da un lieve abbraccio segnato da quel filo sottile che si congiunge a quel cuore grande di color rosso acceso, simbolo di moralità ed emotività, senza sbavature e imperfezioni, nonostante appaia eseguito velocemente, messo in risalto da quella linea nera, quasi a proteggerlo, dichiarando l’affetto per questo animale.

L’artista forse vuole far avvertire anche dei flashback alla sua infanzia, il cuore, come un ritorno ai tanti palloncini tenuti per mano come solito fare i bimbi, un volare lontano, metafora di libertà, di abbandono dove traspare poco poco, alcune vignette di un fumetto vintage, a colori, animato da pennellate incostanti di color bianco, o come lo spartito musicale che funge da sfondo alla Volpe dal muso argentato e appuntito, un elemento, lo spartito, legato al sentire, all’emozionare, al coinvolgere, a sognare la musica e a trasportarla alla realtà.

 

Gli occhi della piccola Volpe sembrano guardare in basso come se avesse avvertito qualcosa, il suo busto è un triangolo netto, pulito, intatto e sinuosamente si inserisce la sua coda semicircolare anch’essa netta e intatta.

La volpe colpisce per le sue forme geometriche appuntite e ben delineate, forse l’artista è alla ricerca della perfezione e razionalità.

 

Il Procione quasi spettatore, sembra con le zampe all’indietro, attento alla vita, dai grandi occhi fissi rivolti all’osservatore, lo sfondo è palesemente allegro, a righe, con l’arancio colore dell’energia e il bianco colore del cambiamento, delle novità, con accennati piccoli abeti, spogli e primitivi che sembrano materializzarsi da quei rami

attaccati con ordine su un lato del dipinto, forse ricordi anche questi che portano indietro l’artista all’infanzia.

 

E infine l’Orsetto da un muso carico di pennellare circolari di colore bianco, quasi esagerato dove evidenzia la rotondità dello stesso, con occhi malinconici, che emanano tenerezza e fragilità nonostante l’orso figuri la forza.

Sbucano alle sue spalle foglie secche di quercia, a contornarlo dunque, e vengono alternate da questi accenni di colore rosso, forse bacche e pezzi di rami per far trapelare l’ambiente naturale del bosco.

 

La pittrice in questa collezione diviene una “wildlife artist (artista della natura)”, racchiudendo con poco, storie di animali.

 

L’architetto e storico francese Andrè Felibien definiva colui che dipinge animali meriti più attenzione di chi dipinge cose prive di movimento.

Venezia 80x80cm

Acrilico, colore spray, carta, colla, gesso, plastica e legno su tela

Anno 2018

"Venezia": Venezia è una città surreale e affascinante, l’artista la vuole rappresentare in una maniera insolita, inconsueta, singolare, è alla ricerca dell’originalità e del vintage e il particolare della carta geografica in tessuto degli anni ’70 che racchiude la localizzazione della città, gli stecchini di gelato ed il pesce stampato e ritagliato da una vecchia grafica ne sono l’esempio e la conferma.

L’artista lascia lo spettatore incredulo al primo momento, senza spiegazioni forse, ma quella mappa con “addosso” quel cerchio così marcato, forte ed energico dalla tinta arancione non può passare inosservato, la mappa dunque compare come fosse inzuppata quasi ad affondare nello sfondo di quel mare non ben definito, creato con macchie frettolose che sfumano dal blu scuro al celeste, verde, fino a dei piccoli segni di rosso per vivacizzare il tutto, caratterizzato verso il basso della tela, da quelle irrequiete pennellate di bianco come ad indicare il dinamismo dello stesso; è un mare contaminato da pezzetti di carta variopinti, coriandoli, tutti ammassati da una parte che sembrano galleggiare in ordine sparso nel tentativo di rievocare la festa e gli scherzi.

Come non si può capire che Marta, sensibile e concreta, vuole manifestare e attirare senza “rumore” la difficoltà che differenzia la città dalle altre e lo fa così semplicemente che non usa esagerazioni.

La città con gli occhi di Marta viene vista non dalla parte degli incantevoli monumenti, calli, campi o ponti che tutto il mondo ci invidia, ma unicamente sfiora la realtà oggettiva che tormenta la città: l’acqua alta.

Ecco che l’artista richiama l’attenzione di chi guarda il quadro, ad una raggiera fatta di stecchini di gelato, sapientemente consumati e incollati in una disposizione chiara, i quali rappresentano le passerelle solite ad essere posate nel momento dell’acqua alta in città.

 

L’artista sembra voler a tutti i costi trovare un equilibrio per Venezia e traccia con un segno incostante e discontinuo un percorso da seguire sopra a questa passerella, quasi come un pilotare verso la salvezza e il riparo, ma non appena l’osservatore segue la linea si accorge che questa scende in acqua. Una linea incurante dunque, dove la passerella non esiste più… è stata tolta, è crollata o è stata sovrastata dalla marea…ma la linea si protrae ancora ed è segno di speranza e di fiducia; si appoggia, ma senza colpire ad un grosso pesce che se ne sta lì, per bene incollato, quasi in un mare di guai…

Ci si accorge dunque di due momenti ben precisi, che la pittrice vuole sottolineare e far risaltare, delineati, marcati e prestabiliti di color arancione, questi due cerchi, uno chiuso e un altro semiaperto, simboli della perfezione e armonia, rappresenta il

rapporto con la terra e il cielo e come sosteneva Aristotele “ il movimento circolare è perfetto, infinito” e questo ci permette di collegare al cerchio il pensiero di tempo e collocarlo al ciclo della vita, perché non ha né inizio né fine e Marta mette in risalto proprio questo: Venezia viene indicata in piccolo, da una vecchia cartina sgualcita, lì con la sua laguna, quasi a scomparire, per indicare che c’è, che esiste, che dura nel tempo, ma può scomparire… e difronte viene tracciata la passerella, simbolo di rinascita, che permette agli individui di camminarci sopra e continuare con insistenza e contemplare la bellezza che la città ci regala e di difendersi.

 

Marta sceglie un tema difficile per questo quadro, non è da poco cadere nello scontato quando si decide di rappresentare una città comeVenezia. Ancora una volta regala emozioni e storie, una storia toccante che lascia senza parole, per come tratta Venezia, quasi a proteggerla, quasi ad urlare di fare qualcosa, perchè lei ora la vede indifesa e disarmata e ci lascia tutti senza parole!

L'artista crea questo quadro per l'evento della Biennale delle Nazioni di Venezia a cui parteciperà, che si terrà a marzo 2018, appunto nella bella Venezia.

Back to the Moon

Acrilico, carta, colla, gesso, plastica su tela

100x150cm

Anno 2017

"Back to the moon":  “Ritorno alla luna”, ancora una volta l’artista vuole far risaltare un evento che coinvolge la società odierna e lo fa con uno spirito poetico e presente che riguardano i pianeti in particolare la Luna. 

Dopo 50 anni dal primo sbarco, alcune agenzie spaziali progettano di ritornare sulla Luna e Marta coglie subito l’esigenza di manifestare l’importanza di questa missione, rappresentando la Luna non solo come pianeta ma come simbolo di vita, dell’IO nascosto, una costante evoluzione. 

Il quadro sembra suddividersi in fasi, le fasi lunari per così dire, come se dall’alto l’artista guardasse la terra circondata dalla “forza” della luna, la quale viene circondata da una doppia linea raffigurante metà luna, avvolta dal buio dell’infinito, forse crescente, ma che rafforza o fiorisce.  

La terra però, è raffigurata da brandelli sovrapposti di carta geografica, quasi a testimoniare che la terra è in pericolo e non passa inosservato sebbene quasi nascosta, la scritta rossa “Fragile”, di quel nastro adesivo solito ad usarsi proprio per evidenziare un qualcosa di delicato, frangibile. 

 

In un lato del quadro si scorgono ritagli di giornale che rappresentano la notizia, la novità, la comunicazione dei fatti quotidiani e i doppi cerchi ben marcati di color arancione simili a dei timbri, confermano un sigillo, quasi un’approvazione di quanto divulgato e qui l’artista vuole essere partecipe con il suo IO nascosto, una volontà, una coscienza che emana luce e la fa riflettere con dei raggi di sole di plastica giallo-arancione, inaspettati, attaccati minuziosamente che irradiano forza e calore in questo quadro razionale dai temi ecologici e non; l’artista tocca un'energia cosmica e la marca con una linea ben circoscritta anche questa di color arancione, colore della forza e della vitalità e sottolinea in maniera soft l’importanza dei tre pianeti raffigurati: il Sole, la Luna e la Terra. 

Marta Bonaventura quindi ci lascia ancora una volta bloccati davanti a tanta percezione e intuizione che lei stessa mette nei suoi quadri, è un’artista talentuosa che ama vestire di particolari le sue opere e solo chi minuziosamente sa scrutare con occhi attenti può afferrare e a volte aggrapparsi a ciò che vuole trasmettere. 

Steve McQueen

Acrilico, colore spray, carta, colla su tela

100x100cm

Anno 2017

"Steve McQueen": Appare pacato, sobrio, il quadro per ricordare l’attore Steve McQuenn, dai toni che vanno dal blu scuro al bluette, dal grigio al nero con minute sfumature in qua e là di arancio, per risaltare in un’apertura di un acceso arancione, simbolo dell’armonia interiore, limitato dalla sagoma speculare dell’attore e da alcuni numeri, rigorosamente dello stesso colore.

L’artista vuole evidenziare questi numeri, quasi ardenti, collocandoli non a caso, infatti taglia con attenzione e riflessione il quadro in tre fasi: Steve attore, Steve amante dei motori e la scomparsa di Steve, che lo ritrae come un’ombra, sempre arancione, distinguibile dai contorni e la pone difronte alla figura in bianco e nero del medesimo, come se si specchiasse, alla ricerca di una identità oramai scomparsa.

Il n. 3, che appare quasi vagante e solitario ma in un’area ben definita, fa da padrone alle varie immagini a mosaico che ricordano la mano a pugno dello stesso, ritratto nel film “Bullitt”, il n. 4, appare due volte, uno posto sotto l’immagine dell’attore che lo ritrae alla fine degli anni ’60, il quale sembra appoggiato in quella linea marcata che delinea quasi il margine del quadro, e l’altro sotto alla silhouette arancione posta difronte, indicano i migliori film dell’attore (The Hunter, Nevada Smith, Bullitt, Papillon, Lassù qualcuno mi ama, La grande fuga, Gateway, Inferno di cristallo), subito sotto compare il n. 7, giorno in cui è morto Steve McQueen, e per ultimo, in basso, verso la parte posteriore dell’auto, il n. 260, che ricorda l’alta velocità, la spericolatezza e la passione per le gare di moto e automobilistiche, e la pittrice ha scelto un’immagine che lo ritrae in una delle sue Mustang e sembra quasi a schiantarsi nella linea marcata nera che taglia di netto l’auto.

Marta sembra diffondere con il colore blu una profonda spiritualità e introspezione, una ricerca della sensibilità d’animo e aspira a dar omaggio al divo scomparso, proiettandoci noi astanti, in quegli anni, dove in Italia si parlava della “dolce vita” e in America si diffondeva la “vita spericolata” di una star senza padroni.

Big Apple

Acrilico, colore spray, carta, colla su tela

50x70cm

Anno 2018

"Big Apple" - La grande mela - New York viene chiamata così agli inizi degli anni ’20 e il primo a darle questa definizione, fu uno scrittore che in un suo racconto disse che lo stato di New York era un melo con le radici nella valle del Mississippi e il frutto, la mela, nella città di New York. 

Marta mostra interesse e attrazione per questa metropoli e le vuole regalare un’attenzione particolare. Concentra nella tela dei punti fondamentali che riconducono per antonomasia alla stessa, partendo con dei pezzi di carta di giornale strappati e ammassati tra loro, per indicare l’importanza della comunicazione del quotidiano New York Times, quasi immersi nell’acqua grigia della baia e si scorge subito dopo alcuni ritagli di stoffa o garza di un colore grigio, il colore della nebbia, della piattezza, della malinconia, con sfuggenti sfumature sul giallo per ravvivare in tal senso, la neutralità del grigio.

Il quadro appare molto equilibrato, sembra emanare armonia nelle impostazioni sia nelle immagini che nei colori pressoché argentei e dorati, sembrano colpire diritti all’energia della Big Apple così magica, con un potere straordinario tanto da essere definita la città che non dorme mai.

Il colore grigio che fa da sfondo, conferisce un aspetto di neutralità, quasi che l’artista voglia stillare un atteggiamento prudente. 

L’astante comunque non può fare a meno di posare lo sguardo sul quel rosso acceso della mela, come fosse un palloncino. La mela rossa emana quasi inconsciamente sicurezza, vitalità, energia dovuta anche al fatto che la mela è perfezionata da un picciolo non risecchito e da una foglia di un verde brillante che significa rinascita, equilibrio, stabilità, affermazione…. di cui la città ha bisogno e sebbene appaia ben definita e sistemata, sembra stare in equilibrio a malapena in quel che sembra un’isola, ed è qui che ci si accorge all'istante di quel filo sottile che cade, a volte sinuosamente, a volte retto e si congiunge inconfondibilmente, alle dita di quella mano monocolore che spunta lateralmente dalla tela, quasi pronta a sorreggere la città in maniera educata, in caso roteasse o cadesse.

Risulta efficace il messaggio che vuole dare Marta, coglie sempre il meglio di ogni sua “narrazione” e lo trasferisce in una tela senza se e senza ma. Ama le grandi città dove hanno qualcosa da raccontare e New York, è una città che sebbene colpita più volte da vari atti di sopruso, riesce sempre a mettere tutta l’energia che dispone per ricominciare. E' il sogno di molti, è una città dove trovi tutto il mondo in un solo posto.

"Gold Fish": Come Henry Matisse, che inseriva nelle sue composizione questi splendidi e semplici muti compagni, o come Roy Lichtenstein, artista pop che rielaborava i fumetti contemporanei e li ingrandiva a dismisura, Marta ha voluto in un’accurata selezione e in maniera raffinata, incollare nella parte bassa dei ritagli colorati di fumetto e intrappolare nella parte centrale, due pesci rossi, racchiudendoli in una pellicola graffiata, che fa anche da sfondo, dai toni del nero-grigio e grigio-tenue, i quali sembrano essere trattenuti perché non sfuggano dai ricordi che forse l’artista ha della sua infanzia.

I due “pesci oro”, elargiscono all’opera un senso di magica leggerezza, rievocando senza dubbio il lato più profondo dell’inconscio dell’artista, dove forse in alcuni momenti sente il bisogno di evadere, di fuggire, in senso metaforico, dalla quotidianità e lo fa oramai, con l’espressione dell’arte; i pesci in questo quadro appaiono con colori accesi e vivaci, sfumati di rosso, giallo-oro, contornati di un azzurro intenso che rammenta una delicatezza d’animo e diventano per Marta anche simbolo di allegria e ottimismo.

Gold Fish

Acrilico, carta, plastica, colla su tela

50x50cm

Anno 2014

The Cavern

Acrilico, carta, plastica, colla su tela

50x50cm

Anno 2014

"The Cavern": Un quadro straripante di “British” tra arte, cultura, moda, società, musica: una visione chiara e forte di come il mito dei Beatles possa dominare le scene di tutto il mondo.

The Cavern Club di Liverpool è uno dei locali più famosi al mondo, fu aperto nella cantina di una vecchia fabbrica, che durante la guerra fu trasformata in rifugio antiaereo. In questo locale, negli anni ‘60, nacquero i Beatles, un luogo incredibile dove si respirava arte e “rivoluzione” musicale.

L’artista raccoglie pochi elementi per raccontare l’epoca degli anni della musica beat, dei figli dei fiori e dispone nella parte centrale, quasi una sopra all’altra, in duplice copia, la caratteristica cabina rossa del 1920, e colloca su una parte del quadro, immagini sbiadite e graffiate di Paul McCartney, ancora adolescente.

Traspare in questo collage l’attaccamento indiscusso che la pittrice ha per il mondo anglosassone, per tutto quello che è inglese, ricordiamo che ha vissuto per anni in Australia e sebbene per poco, anche in Inghilterra e non poteva mancare che questa sua opera per riportarla indietro al passato. Marta misura armonicamente il tutto, e sebbene non fa figurare tutti i “baronetti” di Liverpool, fa comprendere all’istante che si parla di loro, di quello che hanno rappresentato e ad imprimere come un’approvazione su tutto, sono quelle bustine di plastica con la scritta “The Cavern”.

Sulla parte bassa, a lato della una cabina rossa, si nota sebbene un po’ nascosto da un collage di fumetto, che la stessa inserisce per ricordare che i Beatles sono stati anche disegnati e illustrati, un disco in vinile, che l’artista ha recuperato durante la sua permanenza a Liverpool.

Il messaggio “cara mamma”, dai toni sentimentali ed emozionali viene fissato nel lato superiore del quadro dall’artista, perché vuole impressionare sulla tela quanto sia stato difficile essere lontana da casa e come sentiva il bisogno di avere i propri affetti vicini.

E’ inequivocabile dunque, che il quadro rappresenti il luogo dove è sorto il gruppo beat, quei ragazzi che si sono contraddistinti ovunque, oltre il Regno Unito, per il loro stile, per l’abbigliamento, per i capelli lunghi, e per la loro musica.

Marta ha colpito ancora nel segno, ha rievocato ricordi attraverso delle “leggende della musica” che dopo la loro prima esibizione al The Cavern nel febbraio del 1961 - non avrebbero immaginato un futuro così roseo e brillante.

Frank Sinatra

Acrilico, carta, plastica, stoffa e colla su tela

100x100cm

Anno 2014

"Frank Sinatra": Marta nei suoi molteplici viaggi è stata ospite della città di New York diverse volte e sembra trasportare con entusiasmo le sue emozioni e le sue esperienze in ogni tela che rappresenti Manhattan.

In questo quadro dai toni composti, quasi ordinati, l’artista predilige il giallo e il blu, manifestando con il giallo, tutta la sua creatività, la fantasia, la felicità e la sua condizione di indipendenza, emancipazione anche a livello artistico e con il blu l’equilibrio, la stabilità e l’armonia interiore.

Il colore giallo ricorda i tantissimi taxi che ogni giorno percorrono le strade, in senso verticale ed orizzontale, intersecando le famose Avenue e Street. L’artista vuole immediatamente donare allo spettatore quella percezione di una città fantastica, un set cinematografico a cielo aperto e fissa nei tre lati della tela alcuni grattacieli, anche questi dai toni del blu come per incorniciare e racchiudere tutto il resto.

Marta è incredibilmente attratta dal fascino della “Grande Mela” e non fa mancare ovviamente Broadway: l’unica strada e la più lunga a New York che taglia diagonalmente la città, in modo irregolare, da Sud verso Nord. L'artista fissa il nome della via in maniera ben evidente, data l’importanza, nella parte anteriore del quadro, proprio vicino all’immagine del leggendario cantante e attore italo americano Frank Sinatra, il quale inizia la sua carriera da cantante proprio a Broadway.

Colpiscono nel quadro le molteplici strisce di carta con i ritagli dei testi delle canzoni più significative di Sinatra, e le mescola come fossero delle carte da gioco tra ritagli di cartelli stradali, semafori e grattacieli. La pittrice in questo quadro ha usato tutte fotografie da lei scattate durante uno dei suoi viaggi a NYC, ridimensionandole, colorandole per poi stamparle su carta e plastica.

Marta molto attenta alla percezione dell’animo, vuole in questa sua opera racchiudere tutti i rumori della città, dalla musica del cantante al clacson dei taxi - è come se volesse farceli “ascoltare” in silenzio, per far sorgere ad ognuno le proprie reazioni, ma nello stesso tempo riesce a renderci partecipe del suo senso di libertà e positività che si assapora in quasi tutti i suoi dipinti.

America

Acrilico, carta, alluminio, gesso e colla su tela

100x100cm

Anno 2014

"America": Non possiamo fare a meno di essere attirati da questo quadro, un collage di raccolte e moltitudini “Made in USA”, dove ogni particolare è postato minuziosamente e ci riporta senza dubbio al mito americano. Ci sono sicuramente due colori che risaltano subito, il blu e il rosso, mescolati con le stelle bianche di carta che rispecchiano la bandiera americana. Troviamo poi il nero e il bianco, ritagli di giornale, cartine geografiche e mappe, chitarre, targhe automobilistiche, taxi, acronimi, grattacieli, targa della CocaCola in alluminio… tutti questi oggetti ci riconducono agli aspetti più sentimentali ed emozionali che l’artista vuole trasmettere e ancora una volta desidera onorare una nazione che sente quasi di appartenerle.

Questo quadro parla di Marta, non solo dell’America, racconta di lei come viaggiatrice con le mappe e le carte geografiche, di lei innamorata della musica on the road con le chitarre, di lei nelle espressioni anglosassoni come OMG “Oh My God”, di lei nei grattacieli come visione di film visti e rivisti, di lei con la scritta Coca Cola a ricordare il suo mito Andy Warhol e l'arte Pop.

Quello che Marta trasmette è sempre qualcosa di unico, di diverso e ogni volta veste le tele di nuovi colori, dando precise informazioni con un linguaggio regolare, stabilito sui desideri, paure, ambizioni, fantasie, gioie ed aspirazioni. Fa parte di lei ad essere irripetibile, originale, esclusiva, ma ama la semplicità e sa cogliere all’istante delle novità per il tema scelto e lo fa curandosi di ospitare nelle sue opere, insoliti particolari per raccontare nel sottile un episodio, un evento, una storia..la Sua storia.